venerdì 9 giugno 2017

Valerio Conti

Valerio Conti - Piancavallo, Giro d'Italia 2017
 Ho conosciuto Valerio conti alla curva, ad un chilometro dal traguardo. Era un pomeriggio già caldissimo e lui era in fuga con altri verso Peschici, reduce da una azione nata già al mattino, una di quelle situazioni che lui predilige. L’ho conosciuto nel pieno della sua azione, potente e decisa a quel tornante del castello, dove mi ero assicurato una buona visuale su l’ingresso ma non altrettanto su l’uscita, coperta da un gonfiabile pubblicitario, tanto che non mi sono che il giovane corridore della UAE è scivolato lasciando involontariamente spazio ai suoi compagni di fuga. Occasioni così non ne capitano molte in corse esigenti come il Giro, quando ogni giorno ci si alza con sensazioni fisiche diverse dal giorno prima. Conti così, come su quel tornante, non lo abbiamo più visto, neppure verso Canazei, quando era di nuovo nella fuga buona. L’età è dalla sua e chissà che possa rivelarsi tra quei cacciatori di tappe e di corse in linea di cui abbiamo tanto bisogno. 
Il tornante del castello a Peschici - Giro d'Italia 2017

martedì 30 maggio 2017

Tom Doumulin

Giro 2017 - Tom Doumulin, finalmente un Olandese

L’Olanda è colpevole d’aver vinto il Giro soltanto alla centesima edizione. Lei, che è una Nazione di biciclette non era mai salita sul gradino più alto del podio. Era il 1988, avevo appena cominciato a seguire il ciclismo, c’era un ragazzo Olandese fortissimo e dalle grandi speranze, si chiamava Eric Breuking. Uno che a crono filava e che in montagna era in grado di stare al passo; arrivò secondo. Poi perse smalto e non mantenne più le promesse. All’inizio di questo Giro avrei scommesso che Tom Doumulin avrebbe fatto la stessa fine, dopo le belle cose fatte vedere l’anno scorso. Invece ha vinto un Giro completo, infarcito di tante salite, con montagne altissime, cronometro difficili e tappe miste. Pochi giorni semplici. Ha vinto contro avversari agguerriti e forti. Al Giro quest’anno c’erano i migliori. Adesso che ha vinto il Giro verrà considerato un grosso calibro anche altrove, a dimostrazione che la nostra amata corsa è rispettata anche fuori dai nostri confini e, pure a casa nostra, non appare così grave che abbia vinto uno straniero, segno della maturità che ha raggiunto questa competizione e chi la osserva. Non ci serve più il duello da campanile, ma esigiamo grossi nomi a contendersi la maglia rosa. Partoriti da ogni angolo del mondo, ma fenomeni; ora che l’Olanda ha espiato la sua colpa.
 

domenica 21 maggio 2017

Giro 2017 - Sagrantino e Pinot

Thibaut Pinot, classe 1990, durante la crono tra Foligno e Montefalco

L'Italia del Giro ha un volto allegro e generoso. Ti offre un pranzo fugace, ti racconta storie poco conosciute, ti parla della sua terra e dei suoi cani, dei suoi anni passati e dei suoi figli lontani. La corsa non c'è ancora, nemmeno si sa bene quando e da dove verrà. Ma è poco importante. Sembra un dettaglio, in una giornata di sole e di giardini rinnovati ad hoc. E non può mancare il vino, è un po' anche la sua festa. C'erano vigne anche in Sardegna, a metà fra Alghero e Olbia. Quelle dell'Umbria hanno più storia, mani più esperte e palati allenati. Vicine di casa di uliveti altrettanto storici. Proprio qualche settimana fa ero all'ombra di un ulivo nato milleseicento anni fa. Mille-sei-cento. Si trova vicino Trevi e ha visto metà della storia dell'uomo. Forse non ha mai visto una corsa di ciclismo, ma non pare avere fretta di farlo. Capiterà.
L'Umbria è una terra meravigliosa, in cui il tempo sembra spesso scorrere più lento. Come quello di una cronometro, rispetto a una gara in linea. I borghi di pietre bianche si stagliano contro le pareti scure dei monti. Assisi sul Subasio, Montefalco e Bevagna ben visibili dal tracciato, due perle come Spello e Trevi poco distanti. Gente discreta e anche molto esperta di ciclismo. D'altronde la Storia con la maiuscola è passata un bel po' da queste parti, con passi decisi e poco rumorosi. Come le pedalate di una crono, che meno aria muovi e meglio è, che meno occhi muovi e meglio è.
Non li ha certo mossi Thibaut Pinot, cognome perfetto per questi saliscendi a grappoli, francese che sembra un veterano, ma che è ancora giovane e ha di certo l'estro per poter ribaltare un Giro. O almeno provarci.

lunedì 15 maggio 2017

Giro 2017 - In cima per Dario


Gennaro e Bianca, i miei compagni di viaggio


Mentre Gennaro mi racconta la loro disavventura, ho ancora vivo il ricordo del mal di piedi patito due anni fa per scalare e poi scendere il Colle delle Finestre a piedi, ed in cuor mio ho già deciso. Li faccio salire a bordo e cominciamo a procedere per quella strada che la corsa non neppure toccherà, ma che è stata chiusa al traffico per chissà quale criterio organizzativo, dal momento che ci sono ben due versanti liberi per raggiungere almeno la funivia. Così superiamo Passo Lanciano, e ci inoltriamo verso la cima di una montagna che per me è un po’ misteriosa. A cominciare dal nome, il Blockhaus. La prima volta che ne sentii parlare credevo si trovasse sulle Alpi, forse in Tirolo, e rimasi molto stupito nel sapere che invece è in Abruzzo. Il nome deriva da diverse vicende legate ad un fortino posto sulla cima, sorvegliato da Austriaci prima e Tedeschi poi. Gennaro è appassionato i ciclismo, ex dilettante ed amico di Dario Cataldo, ed è al Giro con la fidanzata Bianca per fare il tifo per il suo amico Dario che tra l’altro è in classifica. Ci diamo del lei, ma in discesa a fine corsa, viriamo al tu. Sono quegli incontri speciali, che fai soltanto al Giro e che si sviluppano rapidamente, sino alla foto ricordo a Lettomanopello, poco prima dei saluti, con una luce serale stupenda che illumina il piccolo paese. Un invito per arrosticini sulle coste del Gran Sasso, un numero di telefono ed il sorriso aperto di questa coppia incontrata per caso. Il Giro continua.
Dario Cataldo, Giro d'Italia 2017

domenica 14 maggio 2017

Giro 2017 - Il piccolo paradiso

Il Giro d'Italia passa davanti al Piccolo Paradiso
Il paradiso l'abbiamo trovato in una giornata di sole quasi estivo all'interno del borgo di Peschici, aspettando il Giro d'Italia. Il paradiso è uno stato d'animo, ancor prima che un luogo, ma in quel posto siamo stati bene. Venerdì sera eravamo in terrazza a mangiare troccoli allo scoglio quando Pippo, gabbiano e cliente abituale del Ristorante Piccolo Paradiso ci è venuto a trovare. Il giorno dopo eravamo sulla stessa strada per ammirare il Giro d'Italia. E già domani un altra strada, senza sosta e senza poterci mai fermare, presi come siamo dall'inseguire la corsa, ed una nuova avventura. Senza mai fermarci, neppure fosse il paradiso.

Il gabbiano Pippo

mercoledì 10 maggio 2017

Giro 2017 - Un continente intero

Arbatax, il riassunto perfetto di questi giorni sardi


La Sardegna è alle spalle del Giro. Ma non la sua accoglienza spontanea, sincera e tradizionale, che sono certo rimarrà nel tempo. Come un amore che finisce troppo presto e non c'è nemmeno il tempo di chiedersi il perché. Ma che prima o poi tornerà. Quelle strade ondulate sentono già la mancanza delle bici, ma i ragazzi del futuro vivranno delle storie scritte in questi giorni tra i vicoli rosa del centro di Olbia o sulle banchine animate del porto di Alghero. O meglio ancora tra la Scuola Elementare ed i bar in festa di Dorgali, nell'attesa della corsa tra una Ichnusa ed un caffè. Il centro del mondo, per qualche ora, è stato lì. Questione di passione e storia, quella che è emersa piano piano, giorno dopo giorno, che ha resistito al vento possente dei monti e al sole cocente del mare. È curioso come i Sardi chiamino l'Italia 'continente', ma come io pensassi di continuo, guidando lungo strade mai noiose e mai piatte, che la Sardegna stessa sia un continente intero. Di monti e mari che si mischiano all'orizzonte e di fichi d'india vicini agli ulivi, di vigne e belati, locomotive e biciclette, spiagge bianche ora deserte e Rocce Rosse ora affollate. Il Giro ha messo il punto esclamativo su tutto ciò. Ha acclamato Aru e ricordato Scarponi, scoperto Pöstlberger e ritrovato la Maglia Ciclamino. Pronto per nuovi orizzonti, nuove isole, nuovi volti e nuove voci.

Genna Silana, affollata e ventosa

domenica 7 maggio 2017

Giro 2017 - Sardegna e ricordi

I disegni dei bambini della Scuola Elementare di Dorgali

Che il Giro passi sotto casa non è avventura da tutti gli anni. In Sardegna molti ricordano una corsa di bici, ma spesso la confondono con il giro di casa, quel Giro di Sardegna che dal 2011 non si corre più. Ricordi di febbraio e di un sole inaspettato e anticipato. Come quelli che si porteranno dietro i tantissimi bambini di oggi, che come sempre chiedono un po' annoiati "ma quando passa il Giro?", ma che torneranno a chiederlo prestissimo per quanto gli rimarrà negli occhi. Dorgali e la sua Scuola Elementare sono ai piedi di Genna Silana, una salita lunga e pedalabile, lungo la quale convivono tifosi del Cagliari e di Sagan, di Aru e della Ichnusa. Gente salita da Oristano, da Nuoro, col pane del forno di casa e una bandiera che è un simbolo universale. Gente venuta addirittura dalla Germania e da Granada. Neanche il vento imperioso che soffia quassù in cima porterà via questa giornata unica dalla loro pelle.

I tifosi in cima a Genna Silana