domenica 21 maggio 2017

Giro 2017 - Sagrantino e Pinot

Thibaut Pinot, classe 1990, durante la crono tra Foligno e Montefalco

L'Italia del Giro ha un volto allegro e generoso. Ti offre un pranzo fugace, ti racconta storie poco conosciute, ti parla della sua terra e dei suoi cani, dei suoi anni passati e dei suoi figli lontani. La corsa non c'è ancora, nemmeno si sa bene quando e da dove verrà. Ma è poco importante. Sembra un dettaglio, in una giornata di sole e di giardini rinnovati ad hoc. E non può mancare il vino, è un po' anche la sua festa. C'erano vigne anche in Sardegna, a metà fra Alghero e Olbia. Quelle dell'Umbria hanno più storia, mani più esperte e palati allenati. Vicine di casa di uliveti altrettanto storici. Proprio qualche settimana fa ero all'ombra di un ulivo nato milleseicento anni fa. Mille-sei-cento. Si trova vicino Trevi e ha visto metà della storia dell'uomo. Forse non ha mai visto una corsa di ciclismo, ma non pare avere fretta di farlo. Capiterà.
L'Umbria è una terra meravigliosa, in cui il tempo sembra spesso scorrere più lento. Come quello di una cronometro, rispetto a una gara in linea. I borghi di pietre bianche si stagliano contro le pareti scure dei monti. Assisi sul Subasio, Montefalco e Bevagna ben visibili dal tracciato, due perle come Spello e Trevi poco distanti. Gente discreta e anche molto esperta di ciclismo. D'altronde la Storia con la maiuscola è passata un bel po' da queste parti, con passi decisi e poco rumorosi. Come le pedalate di una crono, che meno aria muovi e meglio è, che meno occhi muovi e meglio è.
Non li ha certo mossi Thibaut Pinot, cognome perfetto per questi saliscendi a grappoli, francese che sembra un veterano, ma che è ancora giovane e ha di certo l'estro per poter ribaltare un Giro. O almeno provarci.

lunedì 15 maggio 2017

In cima per Dario


Gennaro e Bianca, i miei compagni di viaggio

Mentre Gennaro mi racconta la loro disavventura, ho ancora vivo il ricordo del mal di piedi patito due anni fa per scalare e poi scendere il Colle delle Finestre a piedi, ed in cuor mio ho già deciso. Li faccio salire a bordo e cominciamo a procedere per quella strada che la corsa non neppure toccherà, ma che è stata chiusa al traffico per chissà quale criterio organizzativo, dal momento che ci sono ben due versanti liberi per raggiungere almeno la funivia. Così superiamo Passo Lanciano, e ci inoltriamo verso la cima di una montagna che per me è un po’ misteriosa. A cominciare dal nome, il Blockhaus. La prima volta che ne sentii parlare credevo si trovasse sulle Alpi, forse in Tirolo, e rimasi molto stupito nel sapere che invece è in Abruzzo. Il nome deriva da diverse vicende legate ad un fortino posto sulla cima, sorvegliato da Austriaci prima e Tedeschi poi. Gennaro è appassionato i ciclismo, ex dilettante ed amico di Dario Cataldo, ed è al Giro con la fidanzata Bianca per fare il tifo per il suo amico Dario che tra l’altro è in classifica. Ci diamo del lei, ma in discesa a fine corsa, viriamo al tu. Sono quegli incontri speciali, che fai soltanto al Giro e che si sviluppano rapidamente, sino alla foto ricordo a Lettomanopello, poco prima dei saluti, con una luce serale stupenda che illumina il piccolo paese. Un invito per arrosticini sulle coste del Gran Sasso, un numero di telefono ed il sorriso aperto di questa coppia incontrata per caso. Il Giro continua.

Dario Cataldo, Giro d'Italia 2017

domenica 14 maggio 2017

Giro 2017 - Il piccolo paradiso

Il Giro d'Italia passa davanti al Piccolo Paradiso
Il paradiso l'abbiamo trovato in una giornata di sole quasi estivo all'interno del borgo di Peschici, aspettando il Giro d'Italia. Il paradiso è uno stato d'animo, ancor prima che un luogo, ma in quel posto siamo stati bene. Venerdì sera eravamo in terrazza a mangiare troccoli allo scoglio quando Pippo, gabbiano e cliente abituale del Ristorante Piccolo Paradiso ci è venuto a trovare. Il giorno dopo eravamo sulla stessa strada per ammirare il Giro d'Italia. E già domani un altra strada, senza sosta e senza poterci mai fermare, presi come siamo dall'inseguire la corsa, ed una nuova avventura. Senza mai fermarci, neppure fosse il paradiso.

Il gabbiano Pippo

mercoledì 10 maggio 2017

Giro 2017 - Un continente intero

Arbatax, il riassunto perfetto di questi giorni sardi


La Sardegna è alle spalle del Giro. Ma non la sua accoglienza spontanea, sincera e tradizionale, che sono certo rimarrà nel tempo. Come un amore che finisce troppo presto e non c'è nemmeno il tempo di chiedersi il perché. Ma che prima o poi tornerà. Quelle strade ondulate sentono già la mancanza delle bici, ma i ragazzi del futuro vivranno delle storie scritte in questi giorni tra i vicoli rosa del centro di Olbia o sulle banchine animate del porto di Alghero. O meglio ancora tra la Scuola Elementare ed i bar in festa di Dorgali, nell'attesa della corsa tra una Ichnusa ed un caffè. Il centro del mondo, per qualche ora, è stato lì. Questione di passione e storia, quella che è emersa piano piano, giorno dopo giorno, che ha resistito al vento possente dei monti e al sole cocente del mare. È curioso come i Sardi chiamino l'Italia 'continente', ma come io pensassi di continuo, guidando lungo strade mai noiose e mai piatte, che la Sardegna stessa sia un continente intero. Di monti e mari che si mischiano all'orizzonte e di fichi d'india vicini agli ulivi, di vigne e belati, locomotive e biciclette, spiagge bianche ora deserte e Rocce Rosse ora affollate. Il Giro ha messo il punto esclamativo su tutto ciò. Ha acclamato Aru e ricordato Scarponi, scoperto Pöstlberger e ritrovato la Maglia Ciclamino. Pronto per nuovi orizzonti, nuove isole, nuovi volti e nuove voci.

Genna Silana, affollata e ventosa

domenica 7 maggio 2017

Giro 2017 - Sardegna e ricordi

I disegni dei bambini della Scuola Elementare di Dorgali

Che il Giro passi sotto casa non è avventura da tutti gli anni. In Sardegna molti ricordano una corsa di bici, ma spesso la confondono con il giro di casa, quel Giro di Sardegna che dal 2011 non si corre più. Ricordi di febbraio e di un sole inaspettato e anticipato. Come quelli che si porteranno dietro i tantissimi bambini di oggi, che come sempre chiedono un po' annoiati "ma quando passa il Giro?", ma che torneranno a chiederlo prestissimo per quanto gli rimarrà negli occhi. Dorgali e la sua Scuola Elementare sono ai piedi di Genna Silana, una salita lunga e pedalabile, lungo la quale convivono tifosi del Cagliari e di Sagan, di Aru e della Ichnusa. Gente salita da Oristano, da Nuoro, col pane del forno di casa e una bandiera che è un simbolo universale. Gente venuta addirittura dalla Germania e da Granada. Neanche il vento imperioso che soffia quassù in cima porterà via questa giornata unica dalla loro pelle.

I tifosi in cima a Genna Silana

sabato 6 maggio 2017

Giro 2017 - Due mari e un nome da ricordare

La partenza del Giro da Alghero

Il Giro è iniziato per la centesima volta, ed è un numero importante. Importante come la strada che da Alghero va verso Olbia, unendo due sponde della Sardegna diverse per aspetto, ma simili nella personalità. Tanti lavori per renderla ancora più rapida ed efficace, così come tanti sono stati i lavori degli ultimi anni alle ferrovie. Ora treni moderni e comodi rendono il viaggio un mix interessante di tradizione e futuro. Da una sponda all'altra, due mari, che in fondo sono lo stesso mare, ma guardano orizzonti diversi. Ed è un segno del destino che la prima Maglia Rosa di questo Giro l'abbia indossata un ragazzo che viene da un Paese in cui il mare non c'è. Lukas Pöstlberger, difficoltà di pronuncia e felicità nei suoi occhi e in quelli dei suoi familiari allo stesso livello.

La mamma e i tifosi di Lukas Pöstlberger esultano con il compagno di squadra Jan Barta

venerdì 5 maggio 2017

Giro 2017 - Alghero per le 100 volte


Il Giro edizione numero 100 parte dalla Sardegna, da una delle terre geologicamente più antiche d'Italia. Paesaggi di una bellezza ancora spesso incontaminata e autentica, in cui il verde intenso delle zone interne montuose si trasforma rapidamente nell'azzurro variegato del mare. E, in tutto questo, il rosa si abbina alla perfezione. Peccato non corra Aru, sarebbe stata la sua festa, in una regione che non ha avuto tantissimi idoli sportivi, ma ha grande passione per molti sport. Alghero, dal sapore catalano, ha scelto i suoi vestiti migliori per una presentazione delle squadre affolatissima sul lungomare, ad un passo dal tramonto che filtrava tra gli alberi, quelli delle barche ormeggiate.