domenica 26 febbraio 2017

Mike King

Sul Muro di Sormano, Il Lombardia 2012
I've great memories of this photo, first because I like it a lot but also because it reminds me a fantastic photographer and  friend called Mike King. A Sport photographer awarded with many prizes and a very kind and gentle man. When I told him that I took this photo because I was thinking at one he took at the Catford CC hillclimb the year before, he immediately sent me a cd with his best photos he took at the London Olympics. I hope I can have a small fraction of his talent.

sabato 25 febbraio 2017

Tirreno-Adriatico 2016 / Gli ulivi di Montefalco


Si sale - o si scende, tutto è incredibilmente relativo fuori dal ciclismo - per un tratto di strada che è una distesa di ulivi argentati, su un tappeto d'erba verde e soffice. In lontananza i primi Appennini innevati, quelli verso le Marche. Quelli che oggi hanno purtroppo pensieri ben più grandi di una corsa di ciclismo. Che rimane comunque una loro passione sincera. È uno strappetto breve e duro, dove i tifosi si accalcano su un muretto che mette un po' le vertigini e scrivono a terra "W il ciclismo" e "Pantani x sempre". Molto probabilmente proprio su questo strappetto passerà la Crono dei Vini del prossimo Giro d'Italia, il numero 100.
È Montefalco, provincia di Perugia, dove si incontrano cantine aperte, ciclisti simpatici e vigili urbani cortesi. Con Alessandro eravamo praticamente a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, ma senza saperlo. Per me la giornata era iniziata molto presto. Sveglia intorno alle 5, doccia, caffè e direzione Montalto di Castro, dove partiva quella 4a tappa della Tirreno-Adriatico di un anno fa. Qualche sosta lungo il percorso, con l'obiettivo di arrivare in tempo utile a Montefalco. Obiettivo centrato per un soffio, perché lungo quelle strade, ondulate e pastose, è sempre molto facile cadere nella tentazione di fermarsi per fotografare una vigna che appare dietro una curva in discesa.
Nell'attesa della corsa mi sono fermato a parlare con due signori di Terni. Marito e moglie, uniti nell'amore, quello per Pantani, quello "x sempre". Il ciclismo diventa spesso un concentrato di nostalgia e sofferenza, per questo rimane attaccato alla pelle più di tante altre cose. 
Inizio corsa è arrivata ben presto, i ricordi di queste fasi sono sempre molto veloci.
Un piccolo drappello in fuga, poi il gruppone praticamente compatto. Avevo osservato parecchio quel posto in quella mezz'ora di attesa. Lo avevo addirittura già studiato a casa su google maps. Cosa che da un lato è utile, dall'altro toglie il gusto dell'imprevedibilità e della scoperta. Ho scelto un ciuffo d'erba per sdraiarmi, ho maledetto qualche goccia di pioggia che è caduta e benedetto un po' tutto il resto. 

Montefalco, 12 marzo 2016 

mercoledì 22 febbraio 2017

W la porchetta del Casentino!

Ma la porchetta.. dov'era?
A volte incontri persone che poi ti accompagnano e ti cambiano. A volte incontri amici di una giornata. Tante altre incroci semplicemente persone con cui passi qualche minuto, a cui scatti una foto, magari gliela spedisci e poi non vedi mai più. Questo piccolo gruppo della porchetta Casentinese - ma della porchetta non vi era traccia.. già se l’erano mangiata..? - l’ho fotografato risalendo la vecchia strada della Consuma nel Maggio 2013, anticipando una tappa del Giro che arrivava a Firenze. Nessuna storia da raccontare, nessuna amicizia rimasta in piedi. Soltanto un bel momento di viaggio in un territorio isolatissimo ricoperto da foreste ed oggi una  foto con volti ignoti, felici di aspettare il Giro d’Italia.

domenica 19 febbraio 2017

Strade Bianche 2016 - Incroci e incontri


Marroni, discreti, utili. Tappezzano la provincia di Siena. Il cartello che indica il percorso dell'Eroica e quello che indica il percorso della Via Francigena. Strade e storie parallele. Che si intrecciano, fanno da intelaiatura a un territorio che, bello com'è, si reggerebbe anche da solo, senza dubbio. Ma lo arricchiscono di cultura e umanità. Lo identificano in maniera profonda, radicata in generazioni di viandanti e pedali.
Eroica e Francigena, entrambe sterrato, entrambe fatica e partecipazione.
Anche per questo Strade Bianche è qualcosa di più di una semplice corsa di biciclette.
Torrenieri è una di queste X, laddove Eroica e Francigena si incontrano, si sfiorano, si salutano.
Nel 2016 Strade Bianche mi ha fatto incontrare un un bar di Torrenieri un gruppo di ragazzi che stavano facendo a piedi la Francigena. Da Acquapendente - provincia di Viterbo, come me - a Siena, mi pare in 5 giorni. Stupiti dal fatto che altri 200 ragazzi partissero e tornassero a Siena in bicicletta, passando davanti ai loro occhi, in poco meno di 5 ore, quel giorno stesso. Il bar era uno di quelli che piace a me. Arredamento anni 70/80 con quelle pareti che non so come si chiamano, ma credo basti vedere la foto per capire, biliardino rossi contro blu, bagno con chiave da chiedere al bancone, immancabili - da queste parti - foto di cavalli appese alle pareti, Gazzette varie su tavoli vari, cornetti e cappuccini.
La storia, da quelle parti, sembra passare più lenta, Frittole è sempre dietro l'angolo ed entrare in una chiesa non è un atto così anacronistico.
E, a lato, appena fuori dalla porta a vetri, c'è Strade Bianche, meravigliosa anche per questo.

5 marzo 2016

Il gruppone nel tratto sterrato di Lucignano d'Asso

mercoledì 15 febbraio 2017

Perchè tutto possa ripartire

Il nostro gruppo bloccato sulla A26 poco prima del bivio per Ventimiglia (fotografia di Francesco Bonasera)
Francesco è già contento così, mentre io ed Angelo siamo neri. Per Francesco è un po’ la prima volta e forse per lui, preso dall’adrenalina, è pur sufficiente quel che ha visto sino ad ora. Noi sappiamo che il meglio deve ancora arrivare, che l’emozione del Poggio non ha eguali, o quasi, e quindi ci rode dentro mentre sulla corsia opposta il traffico è libero. Siamo intrappolati tra auto e camion mentre in lontananza la corsa transita sul viadotto autostradale dopo essere stata deviata dall’Aurelia per via di una frana. Ecco la beffa: la corsa ci sorpassa sulla strada che avrebbe dovuto consentirci di recuperarla e doppiarla. La vediamo transitare là in fondo, scorgiamo le sagome dei corridori della Milano Sanremo, sufficientemente vicini da poterli vedere, troppo lontani per raggiungerli. Con noi c’è Ashley Gruber, che parla pochissimo, in contatto simbiotico con Jered anche lui bloccato sul Turchino, e poi ci sono Eloise Mavian e Francesco Rachello compagni di disavventura incontrati al casello di Ovada, chiuso a tradimento dalla stradale. Le nostre giornate alle corse sono sempre impegnative, ma questa è stata particolarmente stressante; la situazione adesso è particolarmente tesa, perché la soddisfazione che traiamo da queste giornate dietro alle corse sta tutta nel non farsele sfuggire via. Dell’aspetto sportivo rimane pochissimo, se non qualche fotografia o poco più. Sono le emozioni, gli incontri e la luce tagliente e bassa del Poggio a fine corsa, quando tutto lentamente si sedimenta, che rimangono scolpiti nella nostra memoria. E’ il Poggio la nostra meta, da raggiungere solo dopo aver rischiato di perderla, altrimenti non c'è soddisfazione. Lentamente ci si muove, la strada riapre, io sono isterico dentro (e forse anche un po’ fuori), gli altri sufficientemente nervosi, sinché giungiamo a Spotorno davanti alla corsa. Quelli normali, dopo tanto tribolare, tirerebbero dritto verso Sanremo e giungerebbero sul Poggio per godersi finalmente la giornata. Mentre noi usciamo e ci dirigiamo sulla spiaggia di Varigotti, perché le emozioni possano ricominciare daccapo.
La Milano Sanremo transita di fianco alla spiaggia di Varigotti

domenica 12 febbraio 2017

Giro 2016 - La Festa di Anghiari



Anghiari, sulla quale ho sempre l'eterno dubbio dell'accento, appare agli occhi con la forza di un posto unico. Di quelli che non si dimenticano. Di quelli che non si confondono. Un rettilineo di 5 km che taglia la campagna aretina e termina con un muro degno delle Fiandre, senza pavé, ma con la Storia d'Italia nell'aria a mettere presto fine a qualsiasi altro tentativo di paragone affrettato. Mi chiedo spesso come ho fatto a scoprirla così tardi. Merito di Alessandro e Angelo, che, parlando della crono del Chianti, mi hanno consigliato di andare lì a vedere la tappa del giorno precedente, la Foligno-Arezzo. Compagno di avventura di quella giornata stupenda è stato un altro Angelo, mio amico dai tempi dell'università a Perugia.

Anghiari è Intrepida, profondamente appassionata di ciclismo, osserva e applaude dalle finestre e dai muretti a picco sulla strada ripida. Veste Garibaldi di rosa, mantello da supereroe e mano distesa a indicare ai corridori la svolta a destra alla fine della salita. O forse no, indicava altro, ma quel giorno i suoi Mille erano Duecento e variopinti.

Dal punto in cui ero affacciato non vedevo la corsa arrivare e per questo è stato ancora più emozionante sentire il boato della folla  enorme  allo spuntare delle prime ruote. E come un'onda accompagnare i corridori man mano che salivano. Non era battaglia, ma festa. Non era la sensazione di un giorno, erano gli occhi di un popolo che trova la sua identità al passaggio di un Giro d'Italia.

Mezz'ora dopo il passaggio dei fuggitivi io ero già con una piadina in mano a parlare di ciclismo e di Anghiari con alcuni ragazzi del posto. Ci raccontavano aneddoti, ci consigliavamo posti da andare a vedere, mi insegnavano parole in toscano. Non sapevamo che dovevano ancora arrivare gli ultimi tre della corsa – Boy van Poppel, Filosi e Viviani – e non sapevamo nemmeno che, da quel bancone a bordo strada, avremmo applaudito un futuro Campione Olimpico. Ad Anghiari, in qualche modo, c'è sempre spazio per un pezzetto di Storia.

14 maggio 2016


Il gruppo dei fuggitivi / Gianluca Brambilla vincerà la tappa ad Arezzo

martedì 7 febbraio 2017

Amico mio

Sul lago del Col du Glandon.. è passato un po' di tempo..
L’avevo cercato tutto il giorno, su e giù per l’Izoard. Ci eravamo dati appuntamento qualche settimana prima su quella salita, avevo ricevuto una sua lettera (nel 2000 si scrivevano ancora) che mi confermava la sua presenza – caro Alessandro, ho cambiato auto, viaggio con un Nissan Terrano ed indosserò una vecchia maglia della Carrera – questi gli unici indizi da utilizzare nella bolgia del Tour;  per me che ho difficoltà a ricordare i volti delle persone fu un vero incubo. La sera dopo la corsa, quando ormai disperavo di trovarlo, ci incontrammo in valle al bivio per il colle, lui era lì paziente ad attendermi. Capivo che teneva al nostro incontro almeno quanto me. Ci abbracciammo come se fossimo amici da una vita. Montammo le rispettive tende in quel luogo e parlammo per ore di come fosse passato tempo, dal nostro primo incontro due estati prima sull’infuocato Col de Murs, luogo disperso in Provenza. Lui veniva dalla Repubblica Ceca e comunicavamo in tedesco, oggi mi chiedo come. Due anni prima mi aveva raccontato di quando a Genova, la mia città, aveva visto per la prima volta in mare; eravamo legati da quel racconto. Eravamo amici. Era notte fonda ed eravamo esausti ma ci sentivamo pronti per il giorno dopo. L’idea era quella di raggiungere Courchevel sullo stesso percorso della tappa, scavalcando Galibier e Madeleine, ma il primo colle era già chiuso, così allungammo un po’ in valle scavalcando il Glandon per poi fermarci sulla Madeleine. Venne fuori una giornata splendida, un sole caldo e brillante, una tappa monumentale. Gioimmo assieme per la vittoria di Pantani, immaginandone tante altre ancora. Fu l’ultima. Come fu anche  l’ultimo nostro incontro. Mi vergogno un po’ ad ammettere che di quel mio amico non ricordo il nome, eppure non ne ho avuto molti nella mia vita. Pur sforzandomi non lo ricordo. E questo racconto è forse l’unico modo per fargli sapere che in questa mattina d’inverno mi ricordo di lui.
Tour 2000, Col de la Madeleine. Herve, Virenque, Ullrich,, Armstrong, Escartin, Moreau, Beloki, Pantani, Lanfranchi ed Heras