martedì 10 gennaio 2017

Adesso siamo tre

Francesco Bonasera ed Angelo Giangregorio, i miei nuovi compagni di viaggio
Qualcuno si sarà accorto che questo blog viene ora popolato da più autori. Lo stile dei racconti, le inquadrature delle fotografie, la gestione della luce e dei colori. Le disposizioni delle parole. Ogni dettaglio parla di noi e ci identifica. E ciascuno di noi possiede una vibrazione diversa, una diversa sensibilità. La vediamo spesso in modo diverso. Ma qui continuerete a trovare tutto l’amore per la vita e per il ciclismo che la esprime. Ciò che ci ha unito è stata la strada, la passione di trasmettere immagini e parole a chi non era con noi, pur sapendo di quanto sia difficile riuscire a farlo. Ci siamo trovati poco a poco, la nostra è un amicizia nata sui social e poi cresciuta lungo la strada. Questo è il nostro spazio, da qui ci esprimiamo, da qui vi riportiamo indietro nel tempo, raccontandovi di quella volta che eravamo a vedere una corsa di ciclismo, ma che eravamo lì per un altro motivo che non fosse la corsa stessa. Era stata una molla interna a portarci li con una macchina fotografica al collo, e già pensavamo al momento in cui ve lo avremmo raccontato. 

sabato 7 gennaio 2017

L'impresa

Matteo Rabottini, 15^ tappa del Giro d'Italia  2012
Quindicesima tappa del Giro d'Italia 2012, Busto Arsizio >Pian dei Resinelli.
Non è una bella giornata piove e fa abbastanza freddo, questo non impedisce a Matteo Rabottini di rimanere in fuga per 150 kilometri. Io e Daniel Sharp fotografiamo Matteo in fuga sulla salita finale che porta al Pian dei Resinelli, è un gran momento per noi e per ogni appassionato di ciclismo. Questa volta, una delle rarissime, non sono con Alessandro; invece c'era Ashley di Gruber Images, è più in alto ma già inquadra l'azione che si sta avvicinando. Nell'ultimo kilometro Joaquin Rodriguez rientra e supera Rabottini, sembra finita, invece inaspettatamente il nostro resiste e vince in volata una tappa che rimarrà storica per l'agonismo che l'ha caratterizzata. Le foto di Daniel finiranno sull'Annual N. 6 di Rouleur, le mie anche qui. 

giovedì 5 gennaio 2017

Giro 2016 - The Day Before

Dutch people riding on the track the day before the Big Start
The 'People-of-the-Day-Before' have their own appeal. Some of them are there for the race, others even don't know there will be a race the day after. Someone has already been studying the track for a long time, to someone else that track is just their everyday road to go shopping or visiting a friend. Barriers or not. What I loved in the Netherlands is that, anyway, everyone was on the track by bicycle. Just me walking. 
In Apeldoorn, many, so many, were working in their houses gardens, or just outside the gates, to make their little space up and get it ready to welcome Giro as best as possible.

mercoledì 4 gennaio 2017

"Best of 2016"

Esteban Chaves - Ricordo del Giro d'Italia 2016
Quando quelli di Pezcycling mi hanno chiesto di scegliere un episodio per la loro rubrica annuale "Best of 2016" non ho avuto alcun dubbio: dovevo scegliere una foto scattata sulla Lombarda. Quello era stato per me un giorno speciale, forse non il momento più significativo di corsa, ma certamente un ricordo di vita magnifico: un intera giornata passata con gli amici Angelo e Francesco, su strade meravigliose che si arrampicano su vette altissime, tra cumuli di neve ancora da sciogliersi, ed il blu del cielo così vicino a noi. Noi tre, in fuga dalla nostra quotidianità, per poche ore che diventavano preziose. Un intero giorno a parlare di tutto, probabilmente poco di ciclismo, ma certamente di tutto il resto, come a voler far presto, per non sprecare quelle ore e dirci tutto ciò che avevamo da dirci, che poi avrebbe dovuto bastare per mesi. Di quel giorno avevo quella fotografia della solitudine di Chaves, lo sconfitto, ancora per poco in maglia rosa, che risaliva la montagna ormai esausto, svuotato, vinto. Forse era davvero quello l’attimo da scegliere, quello da ricordare e tramandare o, probabilmente, è stato soltanto uno dei tanti momenti di una giornata indimenticabile, difficile da rendere con una sola fotografia. Almeno per me.

martedì 27 dicembre 2016

La giornata no

Thomas, Cavendish ed Hunt - Ricordo del Giro d'Italia 2012
Chissà se i corridori riconoscono la "giornata no" dalla  sveglia, dalla colazione, oppure dalla prima pedalata. Sicuramente ci mise davvero poco il buon Cavendish quando nella sesta tappa del Giro 2012, dopo soli 20 chilometri (e la tappa ne misurava 210),  la strada cominciò a salire. Lasciato il fondovalle a Fossobrone la corsa si cominciò ad arrampicare sulle colline Marchigiane: Fratte Rosa, Serra de’ Conti, Barbara, tutte stradine di campagna che hanno poco rispetto anche per i pedali più blasonati. Quel giorno non ne ebbero alcuno per l’iridato di Copenaghen, che dalle stelle di Fano (vincitore di tappa il giorno prima) cadde nella polvere di Cesolo (consigliatissimo – giusto per rendersi conto di quanto fosse fermo – il breve ma intenso video girato da Sig. Carpineti). Quel giorno il Britannico rischiò tempo massimo e disonore e fu salvato, si disse, dalla generosa scia della sua ammiraglia (seguirono diverse polemiche). Quella tappa aveva un disegno sadico e stupendo; fu ideata da Vincenzo Santoni, lo stesso che disegnò quella della Tirreno Adriatico 2013, perfida, con il muro di Costa dei Cocciari (leggete la recensione dell’amico Michele Mazzieri), quando qualcuno disse che quello non era ciclismo (ragazzi, p-e-d-a-l-a-r-e). Evidentemente a Santoni preme più l’attenzione del pubblico che le amicizie in gruppo. E noi la vediamo un po’ alla stessa maniera. La foto? Si, è di quella tappa, scattata sulla salita di Fratte Rosa, la prima di giornata, quando Mark entrò in crisi.
Giro d'Italia 2012, sesta tappa. Da Urbino a Porto Sant'Elpidio sulle colline Marchigiane

martedì 20 dicembre 2016

Dura, ma non troppo

Torre del Cerrano - Ricordo della Tirreno Adriatico 2016
Cosa avrà mai combinato l’Umbria? Me lo sono chiesto osservando la planimetria generale della prossima edizione della Tirreno Adriatico, che aggirerà la regione da ovest a sud, e poi ancora ad est. Neppure un metro di corsa in una regione che generalmente ospita anche due tappe, favorita dalla sua centralità. Forse un caso, ma non credo. Il percorso di quest’anno riequilibra una serie di scompensi che negli anni si erano venuti ad accentuare; primo tra tutti il tappone appenninico, che andava ad ammazzare la corsa, persino quando non veniva disputato (edizione scorsa). Le difficoltà erano troppo concentrate in quell’unica tappa, con tutte le altre destinate ad essere complementari. Così l’arrivo in salita al Terminillo è sicuramente duro e decisivo, ma vi sono anche altre tappe che potrebbero modificare certi equilibri; sto pensando a Fermo, nelle mie Marche, che disegna la tappa-tipo della corsa dei due mari, ricca di strappi velenosi e trabocchetti nel finale. Inserire Fermo dopo il Terminillo è una genialata: sul monte di Roma si da una botta alla generale, ed a Fermo ci si gioca la corsa. Se poi non basta ci si vede il martedì, sul lungomare di San Benedetto per regolare i conti con gli ultimi secondi. E forse sono proprio i chilometri a cronometro ad essere ancora eccessivi, tra quelli della prima tappa (a squadre) e quelli dell’ultima (individuali). Bisognerebbe decidersi a fare un bel circuito per velocisti (o la prima o l’ultima tappa) ed indurire ancora la penultima (quasi sempre Marchigiana) con un altro arrivo per finisseur.
Tirreno Adriatico 2017 - La tappa di Fermo

martedì 13 dicembre 2016

Ognuno al suo posto

Ricordo del Giro d'Italia 2001
Questa fotografia racconta un momento di corsa molto delicato. Giro d’Italia 2001, si corre la tredicesima tappa con arrivo sulla salita di Passo Pordoi, e qui siamo poco prima della stazione della cabinovia di Canazei, a circa 4 chilometri dal colle. Simoni e Perez Cuapio sono davanti all’attacco, e Dario Frigo in maglia rosa è costretto a difendersi. Frigo è davanti e tirare, concentrato, lo sforzo è enorme ed i solchi disegnati sulla fronte lo denunciano. Le forze sono contate e l’arrivo non è poi così vicino, egli deve dosare le energie, evitando che si esauriscano troppo presto. Non è in panico, Frigo era un ottimo passista ed il Pordoi è una salita adatta alle sue caratteristiche.
Poi troviamo Contreras e Buenahora, a ruota, avversari che lottano per la vittoria di tappa. La loro posizione passiva è giustificata, in quanto sperano che il lavoro della maglia rosa consenta loro di tornare sotto i due al comando. A chiudere il “trenino” abbiamo Wladimir Belli, e questa posizione è tutta da valutare. Belli è compagno di squadra di Frigo e dovrebbe stare in testa a questo gruppo, per tirare a favore della maglia rosa. Osservate infine l’ammiraglia della Fassa Bortolo (squadra di Frigo e Belli), Ferretti sta parlando con Belli - non fatevi trarre in inganno dalla prospettiva, Contreras che si volta alla sua destra è più avanti rispetto all’automobile – e non sembra per nulla soddisfatto! In realtà tra Belli e Frigo non c’era un gran rapporto, fu un Giro molto difficile per entrambi dal punto di vista emotivo, e prova ne fu il clamoroso pugno di Belli ad un tifoso sul Santa Barbara, proprio il giorno dopo la tappa del Pordoi!
I corridori avevano poca colpa riguardo questo tipo di situazione. Quella del doppio capitano era una scelta tecnica delle squadre nei primi anni 2000. Una strategia miope e deleteria. Le lotte intestine esaurivano le energie mentali degli atleti, specialmente nelle corse a tappe. Un impostazione che tutt’oggi viene di tanto in tanto riproposta. Senza grossi successi.
A questo link il video di quella bella ed importante tappa del Giro 2001